Durante il periodo di dominio della Repubblica di Venezia, seguito ad un secolo di duri conflitti con il Ducato di Ferrara, in Polesine cominciano a comparire le prime ville, “nobili case di campagna” del patriziato veneziano ed emiliano. Riprendendo le caratteristiche delle Ville della Riviera del Brenta, le ville polesane vennero edificate in prossimità di fiumi e di canali, accessibili solamente per via d’acqua.
Questo permise alla nobiltà di raggiungere le proprie dimore risalendo il fiume, molto più sicuro delle strade, e conferì agli edifici un aspetto molto suggestivo, ma fu anche la causa principale della loro decadenza. Col passare del tempo, infatti, gli argini dei fiumi sono stati innalzati per far fronte alle inondazioni e al fenomeno della dissidenza, con il conseguente affossamento delle ville che risultano oggi oppresse da queste alte barriere.
Il nostro itinerario comincia a Taglio di Po, dove troviamo due ville settecentesche: Villa Zen-Avanzo nella località di Ca’ Zen e Villa Nani-Rapizzi a Ca’ Nani. La prima, una tipica villa in stile veneziano, è diventata uno splendido Bed and Breakfast. Il complesso è costituito dalla casa padronale, dalle scuderie, dalle stalle, da alcuni rustici e da un grazioso oratorio, dedicato a Santa Margherita. Qui soggiornò pure Lord Byron che, innamorato di Teresa Gamba, sposata all’allora proprietario della Villa, il marchese Alessandro Guiccioli, le dedicò una delle più belle composizioni: “Stanzas to the Po”. Poco distante, sulla sponda destra del fiume, si trova invece Villa Nani-Rapizzi, edificio che si caratterizza per le facciate ornate da singolari frontoni che la rendono molto diversa dalle tipiche ville polesane.
Dirigendoci verso Adria incontriamo, nella località di Baricetta, la Villa Grassi- Baroni, un grande complesso risalente al primo Seicento e costituito da casa padronale, barchesse e colombara del secolo precedente. Proseguendo verso nord fino alla località di Saline, a San Martino di Venezze, troviamo Villa Giustiniani, detta anche “Ca’ Venezze” , complesso cinquecentesco della nobile famiglia veneziana dei Giustiniani di Venenzia, ancora oggi proprietari della villa. L’edificio, a cui si accede percorrendo un viale di tigli secolari, ha mantenuto intatte molte delle sue caratteristiche originarie grazie al volere dei discendenti: i pavimenti in cotto, i soffitti con le capriate in legno di larice, mobili d’epoca ecc.
Dirigendosi verso sud, poco distante da San Martino, troviamo Villa Patella, oggi divenuta il municipio di Villadose. L’edificio del tardo Seicento conserva nelle finestre il segno della dominazione estense, infatti le finestre del piano terra sono in stile ferrarese, mentre quelle del piano superiore sono in stile veneziano.
Nella vicina Lama di Gavello si trova Villa Menotti-Cervati, eretta nel secondo Seicento e recentemente ricostruita nella parte ovest. Dirigendosi verso ovest, nella località di Ca’ Salvioni a Pontecchio Polesine troviamo Villa Salvioni-Fracasso, un complesso risalente al sec. XVI e comprendente casa padronale, cappella, rustici e colombara.
Una piccola deviazione meritano i due esempi di architettura palladiana a Fratta Polesine: la prestigiosa Villa Badoer, detta “la Badoera”, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, e Villa Grimani Avezzù. La prima venne eretta sul luogo di un antico castello dei Salinguerra da Este e si caratterizza per lo splendido giardino recentemente restaurato, la scenografica scalinata e le barchesse che racchiudono lo spazio antistante a semicerchio. Già che ci troviamo a Fratta possiamo anche visitare le altre ville della zona: quella che fu la casa del carbonato Oroboni, la seicentesca Villa Oroboni-Duò, rimasta incompleta sul lato ovest, le settecentesche Villa David-Franchin, Villa Cornoldi, Villa Dolfin, ora Casa della Divina Provvidenza, e quel che rimane di Villa Labia, distrutta da un bombardamento nel 1945.