Capoluogo del Polesine, Rovigo è conosciuta anche come la città delle rose grazie all'Ariosto che, facendo derivare il nome latino Rhodigium dalla parola greca rhòdon (rosa), così descriveva la città nel suo Orlando Furioso: " ... terra il cui produr di rose le diè piacevol nome in greche voci ".
Capoluogo del Polesine, Rovigo è conosciuta anche come la città delle rose grazie all'Ariosto che, facendo derivare il nome latino Rhodigium dalla parola greca rhòdon (rosa), così descriveva la città nel suo Orlando Furioso: " ... terra il cui produr di rose le diè piacevol nome in greche voci ". Nonostante la maggior parte degli storici consideri questa etimologia solo una fantasia poetica, la rosa è ancora oggi uno dei simboli della città di Rovigo.
Situata nel cuore del Polesine, territorio da sempre segnato dal corso dei fiumi Adige e Po, Rovigo si estende tra l'Adige a nord e il Canalbianco a sud ed è attraversata dal fiume Adigetto e da numerosi canali artificiali, utilizzati sia per la bonifica idraulica sia per l'irrigazione.
L’Adige contribuì notevolmente allo sviluppo di tutta l’area che circonda Rovigo: Badia, Lendinara e gli altri centri urbani in tutto il territorio.
Tradizionalmente considerata una città di origine medievale, nonostante la scarsità di reperti archeologici che possano testimoniarlo, la storia della nascita di Rovigo è tuttora incerta.
Quel che è certo è che nel corso dei secoli Rovigo ha subito l’influenza degli antichi Veneti, degli Etruschi e, più tardi, dei Romani, come testimoniano i numerosi ritrovamenti archeologi romanici.
Il primo documento storico che conferma l’esistenza della città è una sentenza arbitrale dell'838, dove Rovigo viene definita in latino villa que nuncupatur Rodigo, "Villa Rodigo", ossia "borgo rurale, detto Rodigo". In quell’epoca, infatti, la definizione di "villa" sta ad indicare un gruppo di case rurali e i relativi poderi circostanti.
La carta peutingeriana del IV sec. d.C., convalidata dalle recenti indagini computerizzate con l'ausilio di foto aeree, confermano che la città era attraversata da importanti arterie stradali. Un'importante strada che collegava Ferrara con Monselice e con Padova, passava, infatti, in mezzo alla località dove oggi si trova Rovigo.
Nel punto in cui il fiume Adige, poi chiamato Adigetto, tagliava in due la strada, il collegamento era assicurato da un "passo".
La sua posizione strategica tra il fiume e le paludi, che ne rendeva facile la difesa, favorì la nascita del primo nucleo abitato di Rovigo, sorto dove oggi c’è piazza Duomo.
Proprio grazie a questa sua posizione strategica per il controllo del territorio polesano, nel 920, il vescovo di Adria, Paolo Cattaneo, decise di far erigere qui un castello fortificato per trasferirvi temporaneamente la sede vescovile, al riparo dalle invasioni dei barbari.
Nel XII secolo gli Estensi contribuirono all'ampliamento della fortificazione e del centro urbano, nonostante l'abitato di Rovigo si estendesse già su entrambi i lati del fiume, diventando sempre più difficile da difendere.
Per questo motivo, il vescovo Florio di Adria (1138) decise di cingere la città di nuove mura, opera che fu conclusa però solo dopo la sua morte, nel 1160, dal suo successore Vitale.
La cinta muraria medioevale, a forma di pentagono irregolare, era dotata di una torre alta 66 metri, torre Donà, la più alta torre in muratura della sua epoca, e garantiva l'ingresso in città da cinque porte principali: porta Arquà, demolita nel 1847, porta Sant' Agostino, porta San Bartolomeo, porta San Francesco, demolita nel 1892, e porta San Giovanni, demolita nel 1853, più il Portello, demolito nel 1836, porta più piccola che conduceva direttamente al cortile prospiciente il castello e al porto sull'Adigetto.
Ancora oggi, nella pianta topografica della città, si può distinguere la forma dalle mura medievali e, in alcuni punti della città, si ritrovano i resti delle loro fondazioni. Anche i numerosi monumenti e i palazzi del centro storico testimoniano un’edificazione cominciata nel X secolo e sviluppatasi in seguito durante i secoli della dominazione Serenissima, con la costruzione della colonna con il Leone di San Marco, del tempio della Beata Vergine del Soccorso, noto col nome di Rotonda, realizzato su progetto del bassanese Francesco Zamberlan, della Porta S. Bartolomeo e con opere di artisti come Biagio Rossetti (Palazzo Roverella, Chiostro S. Bartolomeo) e il Sanmicheli (Palazzo Roncale).
Con i suoi monumenti civili e religiosi, Rovigo è una città di notevole interesse dal punto di vista artistico e architettonico.
Tra gli edifici civili, sono da segnalare le rovine delle mura del Castello Medievale del X secolo, di cui restano in piedi solo due torri, la Torre Donà, uno dei simboli della città, e la Torre Mozza. Di grande interesse artistico è anche la Pinacoteca dell’ Accademia dei Concordi, con la sua collezione di pittori veneti e ferraresi dal ‘400 al ‘700, dove si possono ammirare le opere di Giovanni Bellini, Palma il Vecchio, Dosso Dossi, Luca Giordano, Piazzetta, Giovan Battista Tiepolo, Alessandro Longhi e Rosalba Carriera.
Tra le chiese, la più degna di nota è il Santuario della Beata Vergine del Soccorso, il cui interno è decorato con tele raffiguranti i podestà veneziani che governarono su Rovigo fino agli anni 1660, affiancata dal campanile del Longhena.
Da segnalare anche il Duomo, che nonostante la lunga serie di ricostruzioni, mantiene ancora il suo aspetto barocco e la chiesa di S. Francesco, edificio di origine gotica, rinnovato nel XIX secolo.
In uno degli angoli più suggestivi di Rovigo, nel monastero di S. Bartolomeo, ha sede il Museo Civico delle civiltà in Polesine, dove è conservata una ricca documentazione archeologica, naturalistica ed etnografica per chi volesse ripercorrere la storia e l’ambiente naturale del Polesine, fin dalle sue origini.
Altre importanti testimonianze artistiche e architettoniche sono la Villa Badoera, villa palladiana a Fratta Polesine, i palazzi rinascimentali e barocchi lungo la riviera S. Biagio a Lendinara e l’Abbazia della Vangadizza, una delle più importanti abbazie benedettine in Polesine, che si trova a Badia Polesine, cittadina nota anche per il Museo Civico e il Teatro Sociale.